lipstick azzurro

La decadenza è virtù

tutto sbagliato, corretto e coerente

anche la mela che non è traccia

no, non è ricordo ne cicatrice

per le parole che non sono lacrime

ma condensa

non rugiada, solo condensa

righi su una lastra, versi

puoi aspettare ore, caleranno indolenti

senza per poco scorrere

potrai assentire: era solo ieri, o l’altro al massimo

ancora meglio: non c’ero

smartphone

Ho perso felicemente le chiavi

in un luogo sicuro da traghettare

smartphone

si risolve comunque, autolavaggio

connessi e indipendenti

è consigliabile procedere lentamente

reggiseno con spalline imbottite, foderate in cotone

cuciture piatte non percepibili sulla pelle

ma costerà tempo, vedo del fumo…

….in titanio ultraleggero

non grandina, si fa presto a dire resina e sale

calo d’attenzione le scarpe nascoste

le temperature elevate allontanano la sensazione

lubrificazione a carter secco

culotte in microfibra con scritta a brillantini

bisogna ancora rodare una tradizione

pneuma pensante sensato

il migliore alleato

c’erano laghi e fiumi

e chi esce senza sostituzione?

Si scopre rivestimento lavabile

direttamente a casa

incido

Muovo concitato, oscillando di uno strumento il corpo
la cucina e il sottosuolo del palazzo, in offerta eccezionale
acquista direttamente in fabbrica!

aizzo il vibrare elastico delle corde appena sfregate
chiudi la porta aprendola!
Pareti pareti, occhio al fondo, la prova del panno

fuori luogo, fuori scala, fuori schema
quale stile?
incisive pizzicate; intensa vibrazione

fibra sintetica, la variante dell’acquaragia
del dettaglio ingigantito l’oggetto di consumo
il letto tessile tessuto, prodotto imballato

trasporto

muove intermittente di sei tempi in sei tempi la copiosa misura, incerti insiemi
dell’acqua del mare flusso regresso, che avanti si alza prossima ai fianchi
poi ritirandosi si cala compatto trasporto, dal liquido a lei unito

effimero sulle scale

se fuggevole il costante transitorio e perpetuamente labile esteso
il viavai transitorio transiente da risoluto fissa stabili
o vero apparente si palesa in visibile al tatto effetto

controluce sulle scale

l’allegro sogno acceso del luogo è febbrile corrente all’inclusa voce
l’antinomia d’insieme vivace
ormeggia l’ancora e un pezzo e non l’intero la vista volge
tali amabili diversi o smarriti
il noto ricorso individuale, ridice l’unico inequivocabile elenco
un pieno di qualsiasi peso parte e rivaleggia a modellare
e un integro d’insieme principio è posto dietro
in trasparenza veste bagliori, la disposizione esangue passa
nel chiuso di un deciso gradino coincidente
previa illustre la divisa è lentezza di eccezione carente
circa i nessi a requisiti retti bizzarri, strambi chiusi e allusivi
limpido o rado abbandona la luce, non impedendo la vista
al di là d’esso pittura tinta senza materia
l’ente tanto fino ritaglia tele e pagine istoriate, chiare a ridosso
l’evidente manifesto di non anonimo è la stoffa sotto un merletto

lisergia sulle scale

Ora che scelto è stato corretto
anche l’appena l’inesatto errato di se
all’aperto punto lo sconveniente del dubbio pone….


è l’ultima scheggia della festa a seguire il tramonto avanti alla nottata
dal dopo cena in poi l’abito da vespro in che misura basta all’accurato?
il secondo andirivieni è dal crepuscolo al chiaro verso oriente
ma felice l’immorale concepito cede a una prima apparizione
il levarsi latteo, cielo s’apre è chiarore primo del giorno…

scendo sulle scale

s’entro caccio contraddizioni a adagio inutili
l’assoluto di molto s’inoltra, sono nell’età della senescenza
e rivelo i caratteri della senile vecchiezza d’età, attinente è il maggiore ormai mio estraneo talento
inoltre dell’ attempato riguardo materiale che di vino sempre protesta in secco
è immoralmente mosso, audace sempre allettante… ma
chi sfida e assale un rischio con disprezzo, incurante degli esiti?
non io pavido… sono
osare assentire le moleste strutture con arroganza mentre chissà meglio varrebbe zittirsi
irriverente ed offensiva: procace e si vale!
frusto il non più presente
ciò che è l’arcaico tutto, ovvero l’io mio… che non è nuovo