Il mondo dei cachi

Complottismo, ayatollah e profetismo

Non sono sicuro di niente ma:

  • Non credo ai complotti su scala mondiale figuriamoci alle menate come questa https://www.facebook.com/federica.salsi/posts/420490191307005, una pura stronzata in slowpolitcalmood, certo che se smettessimo di sparare stronzate e dire che in alcuni paesi del mondo scosse di quell’ordine fanno pochi danni perché si ci è pensato per tempo e non per “travi appoggiate” (notare che i fabbriconi prima del 2002 non sono crollati).
  • Non credo ai complotti su scala mondiale due e questo vale anche per le scemate sul due giugno non ci sarebbero, uno stato vero gestirebbe le due cose perché lo stato serve a questo e non a quello che camice verdi, cenobiti,  Silvi, mari e Monti e chi prima di loro ci hanno mostrato e fatto credere…
  • Non credo ai complotti su scala mondiale tre perché da qualche giorno il Gramellini de-fazi-zato mi sta piacendo
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1188

    Condivido Enrico Strabotti Bon. Non foss’altro perché me lo sono dovuto inventare. Sempre in attesa che un seguace reale di Grillo trovi la forza di ricordargli che non ci siamo liberati di un contaballe per consegnarci a un ayatollah.

    e sarebbe meglio ricordare a grillo colanino

  • Ci mancano solo i rettiliani (ma quelli esistono davvero)

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Lo stato delle cose

e dell’arte

Un articolo capolavoro, da leggere rileggere e incorniciare a futura memoria, per quei momenti che… si quei momenti… giusto quei momenti

L’esperto di fuffa. Ovvero il blogger famoso e la sua utilità in azienda

Ora estendete i concetti ad altro, possibilmente estendeteli appena vicino al limite elastico e se di motore a combustione ai limiti della detonazione controllata, e avrete delle domande (le domande sono sempre più importanti delle risposte) sui cui cominciare a costruire la vostra libertà digitale e non e al limite sulla vostra capacita di vedere il mondo.

La corsa a qualcosa che è altro funziona se è quell’altro “che” mentre ha conseguenze anche drammatiche se è solo altro non compreso.
La difficoltà di prevedere un cammino (non fraintendete questa cosa ha una forma di bellezza immensa) e il volerlo pianificare con soluzioni “facili facili” e robe da “turista fai da te”.
L’impossibilità alla coscienza di nonIdentità.
Fuffologia e pepiologia.
“Streaming of consciousness” schizoide e “Brainstorming” demenziali.

lo stato delle cose

Lo stato delle cose (Der Stand der Dinge) è un film del 1982 diretto da Wim Wenders, vincitore del Leone d’oro al miglior film della Mostra del cinema di Venezia.-> wikipedia

Io credo semplicemente che quello che non ti uccide… ti rende più strano.

The Joker

Kerouac e i blog

Breve, veloce e conciso

Ho l’impressione, solo l’impressione grezza, che se Jack Kerouac vivesse questi giorni sarebbe il più grande dei blogger, al limite fra l’incompreso e la “star” assoluta.

kerouac

Jack Kerouac, nato Jean-Louis Kerouac (pronuncia IPA: [ˈkεʁyːɑc]) (Lowell, 12 marzo 1922 – St. Petersburg, 21 ottobre 1969), è stato uno scrittore e poeta statunitense. Kerouac su wikipedia

La sua capacita e talento nel raccontare come apriva una scatola di fagioli, quali erano i suoi giorni in compagnia della madre,  oppure in che modo viaggiava da hobo (beh però mi si può dire si fa anche oggi… lasciamo stare), le sue conversazioni solitarie e non, le sue donne e a volte prostitute pagate (spesso), le sue città,  il ritmo veloce, i suoi laboratori sostanziali, la sua poesia asincrona e tante altre cose che (comprese le succitate) non comprendo.

Si Kerouac ai giorni nostri sarebbe un blogger non blogger una webstar non webstar  anzi l’elemento uno che potrebbe portare al rifiuto degli elementi tradizionali (ormai) della figura (inesistente) del blogger.
La sua nascita vera: il rifiuto della scrittura elaborata in favore di quella veloce, la scrittura spontanea.

I suoi eccessi veri…. era indiscutibilmente discutibile.

Apperò ma anche i blogger usano la scrittura veloce, sgrammaticata e mono-periodo, e spesso eccedono, quindi sono figli di kerouac?
No in gran parte figli di altro (lol) e di sicuro non sono kerouac anche se spesso vendono bene aperture di scatole di fagioli mal raccontate e sopratutto scritti pensando di incontrare un interesse sia verticale che orizzontale.

Sia chiaro non sono obbligati ad essere Jack, anzi, ognuno è libero si esprimersi come e dove vuole, nei parametri che vuole o sa gestire, ma che sopratutto… non scassino la minchia ; ovvero facciano non cultura trash, cosa cui in fondo aspirano,  ammettendo la produzione reale di  trash  per la cultura,  cesso cultura, detta anche ammazza pensiero, il più potente sedativo del tempo.

Perché in fondo quello che rendeva grande big K e che lo avrebbe reso blogger e che se ne fregava di analytics, di adsense e sponsorizzazioni varie, il suo era un viaggio dell’anima (e non solo) condiviso nulla di più nulla di meno.
Questa è la ragione per cui ci vorrebbe un Kerouac blogger: i blog li ha inventati lui (e prima di lui altri).

1)Moda delle webstar: i gieffini della rete, popolarità da sovraesposizione effimera, alle volte in preda a scrittura “genitale” spontanea.

Vorrei sapere leggere e avere memoria
e anche imparare a scrivere non sarebbe male.

fa un sacco figo scrivere beat…

Comicamente comics cazzate

Il tempo passa anche quando guardi le lancette Tu però resti immobile, e il mondo gira, gira al punto che ti sembra che giri intorno a te in negativo, e non sai come fermalo. Il tempo poi non esiste. E non sapevo davvero che cazzo fare oggi…

Avere la stronzata del giorno da dire

Avere qualcosa da dire

Un qualsivoglia argomento, che sia una risposta a una domanda o che sia nulla, parole sensate in un costrutto grammaticale strutturato e descrizione alle volte solo costruzione di modelli.
Una esposizione ragionata implica “avere qualcosa da dire” perché ne è soggetto primo, si parla di qualcosa, la si pone dentro una cornice evidenziandola; ma rimane quel “avere qualcosa da dire”.
Tema: orribile ricordo e soprattutto diseducativa abitudine delle nostre scuole (questo naturalmente è solo la mia opinione).

Derivato “tossico” di studio e nozione su elementi di programma e quindi doppia verifica, sulla capacità e qualità nell’esporre riguardo a nozioni e non conoscenze; generazioni premiate e/o mortificate.
A questo porta anche la ricerca di argomenti: dobbiamo avere qualcosa da dire, non avendola non siamo vivi.
In realtà si dicono più cose parlando del più e del meno che masturbandosi sui massimi sistemi.

Saperla dire

Qualità nella esposizione e inoltre estetica dell’esposizione.
C’è poco da aggiungere, tecnica che si spera porti al superamento della cosa in se, non dimenticando che sei libero dalla cosa solo dopo averla fatta tua, altrimenti gran parte de tempo lo passerai a guardare la tua mano.
Pur essendo fondamentale nondimeno alle volte diventa strumentale,manipolatorio o addirittura semplice fascinazione dell’interlocutore, qualcosa che in mancanza di “avere qualcosa da dire” è propriamente costruzione di ego.

Volerla dire

Non necessariamente abbiamo voglia di esprimerci, o almeno esprimerci in maniera diretta, palese, intellegibile e/o leggibile a tutti, esporsi e prendere posizione o semplicemente rendere genericamente e indistintamente la “cosa detta” qualora appunto detta.
Non è il codice dialettico per convenzioni (quale può essere quello puramente tecnico o settoriale) fatto di appunto di convenzioni (termini e strutture codificate esplicative ma locali), ma molto più semplicemente un non dire a tutti e alle volte non dire a nessuno, neanche a se stessi.
Per paradosso diventa genitrice, madre, di concetti, argomenti o addirittura “risposte” slegate dal detto, non sempre utili probabilmente, ma vivi.
Vivi di vita propria, non sempre gestibile oppure attesa, utili altrove, ma soprattutto vivi e fertili; questo dove spesso non solo non c’era vita ma neanche fertilità.

La risposta è sempre dentro di te ma non sempre è quella giusta.

Inoltre a capirci qualcosa…