bordi imbustati

i liberati soli
concilianti fascino
si fanno persona

avente attratta
dal vero eufonia delizia
che è forma opera ritrae

si che racconto spiega
di un luogo di una persona
attraverso riverberi

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filaccio imbustato

in fili slanciati
fervore tra modi
d’esprimersi in testa
mente sconveniente
i cui omofoni fiori
vestono varie sfumature
follia in coda
di pensiero vizi
quelli che si fanno
con voglia in questo
che morale vieta
di frutto a imballo
spuntano offerti dalla pelle del corpo

dea portatile imbustata

altra metonimia
che si può portare
per antonomasia

dal nome
della dea
della bellezza

sbarazzina seconda stella
dell’impianto solare
e gentili calori e fascini

tanto venere seduce
in taschino per le estensioni
abbreviate

astro imbustato

appena essere
che lo conduce
fra fine dicendo
paragone assiste
l’affine superbo
occhi propri lieti
astro colei chiaro

desiderio imbustato

arrivare breve
dentro certo corpo
ritiene un bene
a fermarsi reale
del donare atto
seno che muove
la cosa aspirata
inseguire ancora
pure dei sensi
lampo è vissuto
consumato uso
della voglia lembo
smania ha frenesia

umore imbustato

liquida scende linfa da tale cielo
firmamento di acque senza stupore
atteso fiume o di mare vastità

tenue imbustato

tenue illimitato
sibila tono
fischia
e
ridetto alle folate
geme e ride
e
scroscia svuota
e
cola trabocca
e
gronda trasuda
e
stilla

sorge imbustato

verso oriente
ponente senso
dell’arco
il prossimo bagliore
il baleno del transito
il seno ventre
dentro cui l’empireo
materno grembo
per speciale
in che canone muliebre
le mammelle
culmine occidente
realtà serale
s’avvia a levarsi latteo
dalla nottata al giorno

spifferi imbustati

d’ogni divinità
sparsi i suoni
toni stesi

solo la lineare
ampiezza delle labbra
schiuse dighe

privo di necessità
ad un corrispondente
supporto fatto